Medelana
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LA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO DI ROSSI MEDELANA

MedelanaUn mecenate contemporaneo che si posiziona tra collina e mare, poco distante da Firenze, città che ha fatto, attraverso la mano dei Medici, della “magnificenza rinascimentale” l’esempio più noto di sodalizio tra sovranità e cultura.  Omaggia la storia in una tenuta da sogno dove produce anche uno dei vini inseriti tra i cento migliori al mondo. Lui il Cavaliere Gian Annibale di Medelana, la tenuta è quella del Castello del Terriccio, dove ha dato vita alla prima edizione del Premio Vino del Terriccio, il romanzo della Storia. Durante la giornata di premiazione si è anche tenuta la verticale del vino principe dell’azienda, Lupicaia. Sotto esame le annate 2004-2006-2007-2008-2009 e in anteprima la 2010, a guidare il tasting il sommelier, campione del mondo, Luca Gardini. La direzione del premio è stata affidata a Francesco Chiamulera, fondatore di “Una montagna di libri a Cortina d’Ampezzo”.

“Si tratta di un atto di generosità – ha dichiarato – virtù poco praticata nel mondo dei libri e della cultura in genere”. Un week end in cui si è parlato di storia a cavallo tra la fine del 500 e i primi 40 anni del 600, in Italia, Inghilterra e Germania. Tre i finalisti su 32 partecipanti. Primo premio ad Angela Nanetti con il libro “Il bambino di Budrio” (Neri Pozza) che racconta la tragica vicenda di Giacomo Modanesi, un bambino proveniente da una famiglia povera ma dotato di un talento straordinario, accolto in un convento di frati e guidato da un maestro troppo ambizioso. “Per la prima volta mi cimento con un pubblico adulto, solitamente scrivo libri per bambini. L’opera si articola attraverso lettere, narrazione e voci che accompagnano il romanzo. L’idea è partita da una segnalazione, un’incisione presente nella biblioteca di Budrio, commissionata da un frate al momento che condusse il bambino a Roma per un disputa tra teologi e uomini di alta cultura. Racconto un rapporto di squilibrio, un’infanzia rubata e un fallimento umano. Con questo libro ho voluto rendere una tomba a questo bambino.” Parimerito al secondo posto
Sally O’Reilly con il libro “La dama nera” (Sonzogno) , l’avvincente vicenda della poetessa Aemilia Bassano che sarebbe stata l’amante del drammaturgo William Shakespeare.  Come a teatro, il libro si divide in atti e scene, dove la Dark Lady dei sonetti viene descritta attraverso la sua psicologia. “Una figura anomala all’epoca – spiega l’autrice – in un brutale mondo come quello elisabettiano, lei emerge e addirittura pubblica avvolta in un contesto magico”. Infine Pierluigi Panza con una sorta di thriller, “L’inventore della dimenticanza” (Bompiani) dove un medico tedesco, Adam Brux, insegue un sogno: inventare una tecnica di memoria che spinga all’estremo le potenzialità della mente. Ma non dimenticare è una condanna troppo pesante da sopportare e finisce per mettere in pericolo la sua vita. “Un piccolo medico – dice l’autore – che scrive un trattato per la prima volta sull’arte dell’oblio, su come selezionare e cosa trasmettere nella Germania che si affaccia alla Guerra dei trent’anni. Molti i viaggi che ho fatto per ricomporre i frammenti del personaggio che pubblica questo libro nel 600 e poi scompare. L’opera invece resta nella biblioteca dei principi di Sassonia e poi finisce nelle mani del famoso filosofo Gottfried Wilhelm von Leibniz”  In giuria il giornalista Paolo Mieli, lo storico Tommaso di Carpegna Falconieri e il professore fiorentino Niccolò Capponi che ha esordito “non si può essere storici se non si beve il vino. La vita va goduta. Noi qua stiamo facendo la storia e non importa se sarà ricordata o meno”. Le opere sono state scelte rispettando alcuni criteri fondamentali: la fedeltà del periodo storico che presenta; il fatto, non scontato, di raccontare una storia e su quanto vi sia compenetrata la voce del passato. “Abbiamo fatto capire cos’è un romanzo storico e la sua importanza perché capace di condurci dal passato al presente non in maniera meccanica – ha aggiunto Paolo Mieli, presidente di giuria – Ci siamo basati sulla qualità perché è molto difficile scrivere un romanzo storico: anzitutto va conosciuta bene la fase storica in cui si colloca e la fantasia non può essere in conflitto con le cose accadute, si deve più togliere che aggiungere, senza nessuna forzatura. La storia non potrebbe esistere senza l’aiuto di un romanzo storico”. “Ho saputo con piacere e stupore – dichiara Rossi di Medelana – che non esistono in Italia premi letterari che si occupano del romanzo storico, penso invece che possa avere un importante effetto stimolante. Come avviene nel vino. Ambedue portano l’uomo ad uscire, vino e fantasia, con moderazione lo conducono fuori dalla realtà di tutti i giorni, percependo una visione più staccata: si raccontano luoghi e persone che però hanno qualcosa che li collegano alla persona che legge, alla realtà che oggi vive. Così si può conoscere le vittorie e le sconfitte che ci sono state prima e la forza dimostrata per affrontarle: uno stimolo ad affrontare diversamente anche le difficoltà a cui la vita oggi sottopone. Due lati utilissimi della realtà umana: il vino più fisico e il percepire la storia in senso più metafisico”. Sono 32 gli autori che hanno partecipato al Concorso. “Abbiamo limitato il tempo di pubblicazione ai due anni precedenti all’aprile 2015 – continua. Siamo molto felici del risultato. Può darsi che nelle pieghe della non presa di conoscenza di ognuno ci sia questo bisogno, in fondo, di leggere le storie di chi si era dibattuto in vicende complicate in precedenza e che, per certi versi, sente vicino in questo momento”. Sabato prima della premiazione si terrà la verticale di Lupicaia, vino di punta della Tenuta (inserito nella top 100 mondiale), guidata dal sommelier di fama internazionale Luca Gardini. “Questo vino – conclude Medelana – ci ha riservato molte soddisfazioni. Un tempo l’attività agricola consisteva nel produrre il più possibile, fino agli anni ’50 diciamo, ora ci siamo orientati verso la qualità e abbiamo cavalcato questa seconda scelta. Lupicaia oggi rappresenta la nostra massima espressione, considerando le dimensioni dell’azienda che produce 250.000 bottiglie l’anno, servendo però ben 32 paesi. L’enologo Carlo Ferrini inoltre è un ricercatore e quindi mai statico, in evoluzione, verso un miglioramento continuo”

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