Masseto

Dopo Sassicaia 2016 il podio arriva anche per Masseto e per il secondo anno consecutivo. Infatti Masseto 2016 ottiene i 100 punti da Wine Advocate di Robert Parker con la firma femminile della critica Monica Larner. Il bis è lecito con due annate strepitose a Bolgheri come la 2015 e 2016, ma non certo scontato. Ed è successo. Per la prima volta. Due anni consecutivi di punteggi massimi per il Merlot in purezza mito di Bolgheri. Nato da un’intuizione di Lodovico Antinori oggi l’azienda è condotta dai Marchesi Frescobaldi.

Vigneto di Masseto

Nel sito si legge “First up, Monica Larner has produced a beautifully written article detailing the new Ornellaia and Masseto releases. “This is a watershed year for vino italiano,” she begins, highlighting the greatness of the back-to-back 2015 and 2016 vintages for Tuscany. This article includes an epic first for Italian wines: the first time the same Italian wine has received 100 points from Robert Parker Wine Advocate two vintages in a row. (No points for guessing what that wine may be.)”

A pochi giorni dall’inaugurazione della nuova cantina che sorge in località Casa Bezzini nel cuore della collina/campagna bolgherese un risultato che non fa che aumentare l’appeal di un territorio già ultra blasonato. La tanto attesa cantina con una storia ultra decennale alle spalle ha aperto le porte. La firma è quella dello studio di architettura ZitoMori. Completamente interrata  è incastonata nell’argilla blu su cui sorge il vigneto. Per un investimento di oltre 7 milioni di euro.

Un omaggio ‘fisico’ e simbolico alla storia e alla rapida evoluzione della Tenuta, dall’intuizione del potenziale nascosto di una particolare vigna all’affermazione di un vino di fama internazionale. “Questa cantina rende omaggio al passato, al presente e al futuro del Masseto, celebrando l’incredibile storia di un vino nato quasi per caso – ha dichiarato il CEO di Masseto, Giovanni Geddes da Filicaja. Abbiamo dedicato anni alla pianificazione e alla costruzione della ‘casa’ ideale per il Masseto. Un luogo frutto di trent’anni di esperienza, dove ogni dettaglio è stato studiato con dedizione per soddisfare le precise esigenze del nostro team di enologi”.  Nell’edificio interrato, che ricorda i templi sacri dell’antichità, l’impatto tecnologico è stato ridotto al minimo. “Qui nulla manca o supera il necessario – ha aggiunto Axel Heinz, direttore di Masseto – lo stile di vinificazione della Tenuta, connubio di austerità, modernità e tradizione, resterà rigorosamente inalterato. Fare vino per noi significa limitare i processi, ridurre gli interventi, in linea con la filosofia ‘less is more’”. In superficie, solo il basso profilo dell’area di ricezione delle uve e della vecchia casa di Masseto, oggi restaurata, emergono dalla collina. Studiata per ospitare un ciclo produttivo a caduta e protetta dalle naturali proprietà isolanti dell’argilla blu, la cantina è in simbiosi con le colline e il vigneto circostanti. Gli architetti hanno soprannominato il loro concept di design sotterraneo ‘la cava’. “Per raccontare l’impegno necessario a produrre questo vino – spiegano – abbiamo deciso di creare una serie di spazi non costruendoli, ma scavandoli nel corpo monolitico della collina. La diversità dei volumi, delle altezze interne e la disposizione su più piani richiama la struttura di una miniera d’oro, che insegue i filoni di metallo prezioso fino al giacimento centrale,” ha illustrato l’architetta di origini giapponesi Hikaru Mori.

La cornice architettonica della cantina è stata realizzata con calcestruzzo gettato in opera. All’interno, predominano linee nette in vetro e acciaio, bilanciate dalle lunghe file di botti di rovere. Le vaste superfici ruvide e intagliate sono il simbolo del processo estrattivo da cui è nata l’opera, mentre le aperture nelle pareti lasciano intravedere i profili verticali dell’inconfondibile argilla blu che contraddistingue il suolo di questo vigneto. Il cuore della struttura è occupato dalla prestigiosa cantina dei vini della Tenuta, il Caveau Masseto. Qui,in condizioni perfette, sono conservate bottiglie di ogni annata dal 1986, ciascuna sorretta dalla propria ‘culla’ in acciaio inox. L’annata 2018 è stata la prima a essere vinificata in questa cantina, dalla nuova enologa Eleonora Marconi.

 

 

 

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Divina Vitale
Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…