Sentire i grilli cantare in un viale magico, apparecchiato per 722 persone. L’atmosfera era da favola ma anche le persone hanno partecipato in rispettoso silenzio a quello che sembrava più un rito, contro ogni rischio di banalizzazione.

Bolgheri e i suoi produttori hanno dimostrato ancora una volta di essere ben distanti dai provincialismi peccando, solo di una cosa, forse, di eleganza (e lo dico in senso ironico, perché si tratta di una eleganza estrema che non si compra, si possiede). La stessa che caratterizza i propri vini. E che li ha resi famosi in tutto il mondo. Erano tutti lì per festeggiare i 25 anni dalla costituzione del Consorzio di Tutela Doc Bolgheri.

Quello che non molti sanno è che se non ci fossero stati i della Gherardesca il viale dei Cipressi non sarebbe esisto, come tante altre cose. Fu Guidalberto della Gherardesca, vissuto agli inizi dell’800, a piantare il famoso viale di cipressi, o almeno una parte poi portata a compimento da Ugolino della Gherardesca dopo l’uscita e la fama della poesia del Carducci.  Attualmente il Viale dei Cipressi misura 4.962 m per 2540 cipressi.  Nel 1841 fu completata la ricostruzione della via Pisana o Regia che arrivava fino a Grosseto. Per collegarla con i paesi e con i borghi interni vennero costruite strade perpendicolari alla Pisana: una di queste fu appunto lo stradone di San Guido.

Mario Incisa prima, Nicolò oggi, sono stati degli illuminati, che hanno conservato il territorio evitando ogni speculazione, in qualsiasi ambito. Soprattutto edile. Il Marchese ha sempre avuto una politica poco becera e di integrità. Forse è uno dei motivi per cui Sassicaia oggi è il vino più richiesto al mondo. E ci sono ancora i cavalli, il WWF. Oltre al mantenimento della qualità. Nicolò era sul viale sabato sera, la sua presenza era incerta ma si è affacciato. La festa probabilmente  non avrebbe avuto pieno senso senza di lui. Una serata indimenticabile e storica. Un uomo che ha dato tutto al territorio e che per una sera ha celebrato un evento che ha fatto il giro del mondo, sotto i suoi cipressi. E i volti che hanno fatto grande il territorio c’erano tutti come Piero Antinori, motore imprescindibile nella diffusione e commercializzazione di Bolgheri nel mondo, un sigillo di qualità. E signorilità. Considerando anche che si tratta della prima famiglia che ha fatto vino nel territorio. Lo storico rosato Antinori.

Chi conosce la storia del territorio e dei produttori, sa che ci sono molti contadini audaci che hanno il sudore nelle mani e nella fronte. Gente che ha inseguito un sogno, come Eugenio Campolmi (l’unico autoctono che per primo ha creduto nei monovarietali e in particolare nel Cabernet Franc che oggi è uno dei vini più apprezzati della Denominazione), Pier Mario Meletti Cavallari, Michele Satta e che con tanta fatica, in soli 25 anni, grazie alla grande qualità e al capo chino, hanno saputo conquistare il mondo.

Si sentivano i grilli cantare, dicevo, dal raccoglimento generale, e dall’ordine con cui le persone si sono sedute e hanno partecipato alla serata. Credo che restare fino a tardi a parlare, tra i suoni della natura e quelle luci meravigliose che illuminavano i possenti cipressi, in lotta strenua, da tempo, per restare in vita, sia stata un’esperienza di una ricchezza assoluta. Luci timide ma suggestive, tra il viola che ricorda i fiori dell’albero di Giuda, che fioriscono in primavera proprio lungo il viale di Bolgheri, e il bianco basso e opaco. Di estrema delicatezza. E sui tavoli le rose rosse come rossa è la passione che ha portato questa gente fino ad oggi. Che ha difeso la qualità. Per la prima volta un viale senza auto, senza rumori, con  un bicchiere di vino di Bolgheri. Una sensazione che non dimenticherò mai.

“Stasera siamo la dimostrazione di un sogno che si realizza. Ce l’abbiamo fatta – ha detto nel discorso di benvenuto sul viale dei Cipressi, il presidente del Consorzio Federico Zileri dal Verme – Ringrazio tutti i produttori che hanno voluto festeggiare questa ricorrenza condividendo un posto unico che è anche il simbolo del Consorzio. Durante questi 25 anni sono nate e cresciute tante aziende, da 190 ettari siamo passati a 1300, sono state costruite cantine, sono arrivati imprenditori noti nel mondo del vino e non. Siamo cresciuti in termini di quantità ma soprattutto di qualità. Siamo all’inizio di una bellissima storia italiana. Vogliamo continuare a scriverla tutti insieme con la stessa filosofia, passione, impegno, come chi ci ha preceduto, chi ha iniziato a produrre vino di qualità 30 anni fa. La nostra è una ricerca continua ma soprattutto l’obiettivo è di rimanere uniti e sinergici per vincere le sfide che il futuro ci riserva. Stasera celebriamo noi, celebriamo Bolgheri e ringrazio tutti di partecipare a questa serata. Inoltre vorrei – ha concluso – in condivisione con i produttori, omaggiare Luciano Zazzeri con il figlio Daniele che è accanto a me. Per l’occasione abbiamo fatto 10 magnum, un blend dei vini dei produttori, proprio in suo ricordo. Un pensiero, per una persona che è cresciuta con noi. Che è uno di noi”.

La cena è stata la conclusione di una due giorni dedicata al vino con degustazioni ed eventi nelle cantine e un convegno al teatro Roma di Castagneto, a cui hanno partecipato alcuni produttori testimoni della crescita e della qualità. Dai 7 soci fondatori del Consorzio oggi se ne contano 56 che rappresentano oltre il 95% di tutti i vigneti del territorio, passati dai circa 190 ettari del 1994 ai 1370 ettari attuali. La crescita più importante non è stata quella quantitativa in termini numerici, ma quella della qualità e del successo che i vini hanno raggiunto col passare di ogni anno in Italia e nel mondo. “Tutti questi risultati – ha concluso Cinzia Merli – sono frutto dello straordinario lavoro che ciascuno di noi ha compiuto nel cercare di valorizzare al meglio un territorio meraviglioso ed unico. Per questo motivo il modo migliore per celebrare questo anniversario è farlo tutti insieme, con tutti i protagonisti principali di questa storia”.

L’evento è stato organizzato da Scaramuzzi team. Guido Guidi Ricevimenti per il catering che ha realizzato il menù firmato dai fratelli Zazzeri della Pineta, 1 stella Michelin, di Marina di Bibbona.

Dall’antipasto con acqua di pomodoro crudo, con quenelle di baccalà, al mezzo pacchero con zucchine e pesto di fiori di zucca su crema di pecorino di fossa, cotto al dente e gustosissimo, tanto da richiederne il bis. Ancora il vitello con ristretto al Vermentino di Bolgheri. Il must finale, il millefoglie scomposto della Pineta con crema pasticcera e caramello. Un servizio rapido ed impeccabile. Tutti piatti caldi.